Cappuccio vuoto – Consegna 4 febbraio
Nulla è come sembra…
Quante volte l’abbiamo sentita questa espressione…e magari alcune volte l’abbiamo anche capita questa frase…soprattutto quando a confondersi erano gli altri nei nostri confronti…ma noi siamo ancora disposti ad andare oltre le apparenze? Una faccia nota…un saluto…una frase…persino un bacio…un abbraccio…una foto…un titolo…un martello in una manifestazione…nulla può essere preso solo per quello che sembra nell’attimo in cui lo incontriamo…ogni cosa è in movimento…ogni cosa è figlia di un processo…tutto scorre…diceva chillugrande eraclito…non si può fermare nessun movimento in un fotogramma e da lì trarne conclusioni.
So che perderò clienti e so che mi attirerò antipatie…ma ho voglia di dare un movimento a quel quadro “martello con poliziotto” di cui tutti si fanno critici d’arte. Una manifestazione è come un cavolo cappuccio…non esiste solo nel momento in cui la vedete su una bancarella…nasce prima…settimane prima…magari mesi…con preparativi…riunioni…preparazioni…tutto alla luce del sole…non c’è segretezza…basta avere voglia di partecipare, di incontrare, di approfondire…e mentre il cavolo cappuccio cresce tu già sai dove andrà a parare…sai se verrà bene…quali sono i suoi difetti…se sarà un buon cavolo…lo sai tu che lo coltivi e lo sanno tutti quelli che hanno voglia di vedere come sta crescendo…
Questo è il lavoro della asl in agricoltura…e della digos nei contesti social…e lo fa…ha le risorse…e solitamente conosce a fondo molti ambienti e molte dinamiche…è il suo lavoro…conoscere prima per saper gestire…per evitare che la violenza sociale possa esplodere in conflitto o in guerra civile…ha le informazioni e vanno gestite…in accordo con chi prende le decisioni…con chi deve garantire la sicurezza sociale…del poliziotto che fa il suo lavoro…del manifestante che esercita il suo diritto a manifestare…della contessa che passa con il cane a fare la pipì mentre c’è la manifestazione.
Poi c’è la gestione della piazza…un simpatico mix tra protocolli sicurezza e politica di come voler gestire il dissenso…salvo variabili indefinite nel momento in cui non si vuole far mantenere un profilo basso ad una manifestazione ma si vuole far si che degeneri in scontri…a quel punto i malcapitati che ci capitano in mezzo…manifestante, contessa e poliziotto…diventano vittime della violenza di chi ha scelto di farli scontrare…a volte si ferisce uno a volte l’altro…con la tipica disparità dettata dalla disparità di mezzi…ma questa violenza è di per se un’ingiustizia.
Madò…se penso che tutto questo è per dire che nulla è come sembra e che questi cavoli cappucci sono un po’ vuoti…forse l’ho presa troppo larga…
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