Il bisbiglio – Consegna 14 gennaio

Ma avete mai notato quanto siamo influenzati dal dover parlare ad alta voce? Anzi, mi spiego meglio, non ad alta voce…anche solamente a voce…vi capita di aver ben chiaro che prima di parlare devi proprio prendere un respiro…fare un piccolo consulto interno per vedere se siamo tutti d’accordo…sincronizzare le forze…ricordarsi o scegliere il tono della chiacchierata…

Sempre differente a seconda dei contesti…voce pubblica…voce di famiglia…voce amichevole…voce di lavoro…voce cornetto e cappuccino…voce che c’hai na cica…voce aperitivo con annessa risatina allegra…voce seria…voce non la penso come te politicamente ma non so come dirti gentilmente che ti odio…voce ma quanto me stai a cojonà e ce devo pure sta…ma va bene…mi sono perso perché mi fanno ridere tutte le voci…o le maschere pirandelliane…o le pessoas che si sceglie di essere mano a mano ma facciamo finta di avere una voce sola…quella che hai proprio scelto per te…quella impostata che poi ti è andata bene così….

Beh…anche quella ha i suoi sforzi…anche quella ha le sue impalcature…e mi sembra di aver notato che riporti anche sul pensiero e le parole che escono le stesse rigidità…insomma si riesce ad essere poco fluidi…poco carezzevoli…poco delicati…poco sensibili…a parlare normalmente…e l’esperimento per capirlo è semplicissimo…la prossima volta che devi dire una cosa qualsiasi…insomma la prima parola che ti passa per strada prova a dirla bisbigliandola…sotto voce…VUAM!…immediatamente il piano camera cambia….

Si ingrandisce l’orecchio si sensibilizzano tutti i sensi…le vecchie vibrisse di cui abbiamo solo un antico ricordo si impennano e l’attenzione…l’ascolto…la vera comunicazione partirà d’incanto…sembrerà strano anche a te…ti dirai…possibile che basta abbassare la voce per stare su un altro piano della comunicazione?…e allora se dal bisbiglio passo al sussurrare cosa succede?

Beh…il bisbiglio sta al sussurro come una simpatica commedia francese sta all’eros…ma meglio un passo per non cadere nell’abisso!

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Chill chiov! – Consegna 7 gennaio

E’ un’espressione campana per dire che sta piovendo…si costruisce in maniera personale un verbo impersonale…direbbe la grammatica…che non ne capisce di antropologia…e non sa che se qualcuno ha, nei secoli, stabilizzato un modo di dire non è per il semplice gusto (e ce ne sarebbe!) di sregolare la grammatica e di romperne le sue maledette regole…no…evidentemente noi la pensavamo proprio così…chill (quello…lui) chiov (piove)…

Che sia zeus…che sia giove (tutti molto piovosi) che sia dio o che sia il cielo (ugualmente fulminosi)…è chill che chiov…è chill che decide che pioverà…chill sottolinea questa distanza….l’impotenza di non poter intervenire in qualche fattore più grande di noi…e non può essere che non ci sia un responsabile…non può essere che la mena giù da giorni e non riesco nemmeno a raccogliere le cose…e non me la posso prendere con nessuno…solo perché la grammatica ha stabilito che piovere è impersonale! Ma quando mai…chill chiov!

Lascia stare che molti studiosi veri mi diranno che non è “chill” ma “chell”…”chell chiov”…che sta per “quello il fatto è che sta piovendo”…tornandomi (anche l’intransitivo è relativo) tutta la sua impersonalità. Ma che fa…ad un orecchio apolide non fa molta differenza captare queste piccole differenze tra chill e chell…e nella sua mente di bambino gli veniva sempre a galla una risposta che non avrebbe potuto dire ad alta voce…chill chiov…e tu?

E chissà…sarà stato questo ad influenzare il mio credo politico…sarà stato l’insieme culturale della mia formazione…sarà stata moda giovanile…lungimiranza senile…chiamatela come vi pare ma se il mondo piove…sappiate che non è impersonale…e che tu, a tua volta, devi decidere cosa fare perché una cosa è sempre stata chiara da questa parte della barricata…in un periodo di diritti, nazionali ed internazionali, che regrediscono…la neutralità è complicità….per questo domani qualcosa consegnerò anche se le condizioni sono un tantinello avverse….magari non tutto…perché il mondo non lo cambi da solo…

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topinambur

Gita in montagna – Consegna 17 dicembre

Per questo Natale non posso che augurare a tutti una bellissima gita in montagna…di quelle organizzate con cura…in cui tutti i preparativi creano non solo l’atmosfera giusta…ma sono essi stessi parte sostanziale della gita…e non vi auguro una montagna qualsiasi o una passeggiata come quelle di cui ho parlato qualche settimana fa…no…contrariamente a tutto e tutti vi auguro una giornata in montagna con la neve…merce rara ultimamente…

Rara e cara mi verrebbe da dire ma questa gita che vi propongo è alla portata di tutti…attovagliatevi sotto la vostra montagna bianca e trasformatevi…sarete un tutt’uno con i vostri sci…non avrete limiti di tempo…il vostro skipass non ha scadenza…le piste sono illuminate anche di notte…al rifugio i prezzi del mangiare sono più che abbordabili…gli sci ve li hanno regalati…dovete solo sciare…dovete mettervi in quello strano stato di fusione con la montagna…la pista è deserta…la neve è perfetta…scivolosa ma consistente…sotto i vostri piedi nessuna resistenza…solo l’oleoso scivolare nel bianco…le piste sono facili…nessuna nera in vista…solo chilometri e chilometri di cime…vallate…picchi…boschi…

Dopo i primi minuti a prendere dimestichezza con la scivolata piano piano non penserete più ai tecnicismi…e comincerete a fondervi con il paesaggio…non sarà più importante la curva a destra…la frenata a sinistra…il culo a monte e le spalle a valle…no…comincerete a respirare…sarete risucchiati dal vento che scorre sulle parti scoperte…comincerete a sentire i profumi nascosti dal freddo…che rivelerà uno ad uno i suoi aromi…quel misto pino e neve mentre passando accanto ai rami cade qualche ciuffo di neve…quel cocktail di ghiaccio e vallata nelle discese leggermente più ardite…e di odore in odore…di discesa…di salita…la montagna non sarà più solo quel misterioso insieme di salti…collinette…vallate sconnesse…ma prenderà dentro di voi l’idea intera della montagna…

Sentirete che state scivolando su di lei…che la state accarezzando…che esiste una relazione fra di voi…che il vostro passaggio non le passa indifferente…vi pare quasi di vedere degli occhi nel fitto del bosco…così come di sentire un respiro più profondo oltre al delicato sfregolare dei vostri sci…i vostri passaggi, allora, non saranno più pensati da voi come tecniche di discesa…ma cominceranno a disegnare curve…a creare figure…a plasmare la vostra montagna…e vi perderete in questa danza creatrice…e quando i sensi saranno al massimo della loro ricezione sentirete che non siete solo voi a plasmare le vostre immagini…ma è la montagna che ve le suggerisce da sotto…che state danzando con lei…fino a squagliarvi in lei…

A quel punto non hanno più importanza gli sci…non ha importanza se queste discese le avete fatte in slittino…con gli sci da fondo…buttandovi a terra con il sedere…o solo con le vostre mani…comodamente a casa…con un olio corpo qualsiasi e considerandovi la vostra montagna.

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Agriscultura – Consegna 10 dicembre

Finalmente ho trovato il termine che mi rappresenta…l’agriscultore…riempie il mio ego e mi dà la possibilità di definire quello che sto facendo nel mio campo. Di anno in anno provo a coinvolgere tutti quelli che danno un’occhiata al campo parlando loro del nuovo pruneto piantato quest’anno…del vecchio agrumeto messo i primi anni…del giuggioleto nato dalle pianticelle nate sotto al primo giuggiolo….del viale delle mandorle e dei ciliegi…il cerchio delle nespole…piazza del topinambur…ma vedo sempre sguardi che dicono…”ma dove”?…”a cosa ti riferisci”?…

Perchè sì…quando dico frutteto o simili non dovete immaginare quei mega impianti in stile pianura padana in cui per chilometri vedete effettivamente tutte pere…poi tutte pesche…i kiwi…no…se c’è una cosa che mi piace fare è piantare a mano ogni singolo alberello…probabilmente sbagliando anche la messa a terra…sbrigativa e con scarsa lungimiranza…sbrigativa perché il “buon contadino” dovrebbe fare una bella buca…creare un fondo drenante e fertilizzante…e poi calarci l’albero…mentre il buon io fa una buca con la pala sudando quattro camicie, infila l’albero, e con i piedi ci butta sopra la terra…senza lungimiranza…me ne accorgo adesso, dopo un decennio, quando vedo quanto ho messo vicino alcuni alberi che pretenderanno molto più spazio!

Insomma…un disastro agricolo. Eppure qualcosa sta cambiando nel paesaggio…effettivamente dove prima c’era solo una distesa di seminativo adesso qualche differenza si vede…è come se qualcuno stesse scolpendo il verde qui intorno…ecco…finalmente una definizione complementare alla sensazione di benessere nel creare tutti questi piccoli e malconci ambienti!
Scolpisco a colpi di piccoli ma piacevoli errori il mio paesaggio…non è quello che facciamo tutti?

Ps

Che cos’è un cedro? Praticamente è un dolce…

Ps2

Sì, è tornata la polenta…

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Nascita di un santo – Consegna 3 dicembre

Ho visto in diretta la nascita di un santo…mi è stato proprio chiaro.
Ultimo capitolo del lungo addio alla mia città d’origine…la conclusione della vendita si è protratta ancora qualche giorno e ne abbiamo approfittato, dopo il monte finestra, per salutare un’altra passeggiata storica locale…l’avvocat e cop (l’avvocata di sopra). Un santuario dedicato alla madonna in cima ad una montagna in costiera (amalfitana) sopra maiori…tradizionale meta di pasquetta.

Si parte da cava e di cresta in cresta si raggiunge la meta…tre ore e mezza di cammino con molto dislivello e una serie di paesaggi ed ambienti uno più bello dell’altro…castagneti…faggete…rocce…sorgenti…golfi…paesini…la famosa cetara delle alici piccola piccola in fondo…i pezzetti di macchia odorosa…alla fine il santuario costruito su una grotta probabilmente sacra ancor prima del cristianesimo a strapiombo verso amalfi e a metà una cappella conosciuta con il diminutivo di avvocatella…perché la madonna c’è ma in una stanzetta di due per due…ma sempre in un punto più che panoramico.

All’andata la passiamo come se niente fosse…come uno dei tanti riferimenti del cammino…ma al ritorno un amico di famiglia incontrato per caso nella passeggiata ci informa che un eremita vi staziona da tre anni! Senza mai scendere! Inutile dire che arriviamo all’avvocata e cominciamo il ritorno con questo tarlo dell’eremita in testa…e rigiunti all’avvocatella ci presentiamo all’eremita…un gesù cristo dall’accento nordico che ci accoglie nella cappella quasi grezza come prima del suo arrivo…con un pentolino su un camino acceso e un tè in preparazione.

Parte un interrogatorio fra me e ylenia dai nostri due punti di vista…il materialista materialone (me) che parte dalle sue posizioni scettiche ma attratto da scelte così fuori dagli schemi…e l’affine spirituale (ylenia) che lo comprende nella sua visione “non duale” (non chiedete a me…sono così duale da non capire nemmeno l’essenza del non duale…).

Chi sei…chi eri…qual è stato il tuo percorso…cosa cercavi…cosa hai trovato…come sopravvivi…che paure hai…che illuminazioni hai vissuto…cosa semini…cosa raccogli…come sei cambiato…quanto sei parte del tutto…quanto sei fuori dal tutto…tante domande…in un clima di simpatica convivialità….dove chiunque, in passeggiata, si ferma a dire o prendere due parole….dove molti prendono dal suo essere così fuori e portano piccole cose come uvetta…cibo…tisane…mi è sembrato di vedere dal vivo quelle offerte che si fanno alle statuette in una certa parte di mondo…una serie di domande che non erano proprio domande…era un discorrere allegro…e superficialmente profondo….una serie di domande che non erano un interrogatorio per lui…ma erano le domande che ci poniamo tutti…avere un eremita che ti risponde è solo la scusa per fartele…

Ps

Grazie a mio zio Lello…che da piccoli organizzava questa passeggiata di famiglia con ventimila bambini per i quali la camminata era un’impresa eroica…e non era raro vederlo con qualcuno sulle spalle per farlo riposare un po’…grazie ‘u zi…tengo tutto!

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Arutan – Consegna 26 novembre

Se solo fossi stato Calvino avrei aggiunto una città invisibile in più…lo avrei fatto dotandola di un nome altisonante…qualcosa che richiami l’attenzione di tutti…come dire…anche di quelli che leggono Tolkien…una città dalle leggi speciali…una città dove tutti gli esseri vivono in equilibrio perché una sola grande legge la regola ed è studiata così bene che tutte le altre sono inutili…

Ogni cittadino di Arutan può sostentarsi come meglio crede…può studiarsi tecniche…può creare trappole…può predare o essere predato…può mangiare carne o verdure…può essere vegetariano…rettiliano…insettiano…può lavorare o riposarsi…può leggere…non leggere…diplomarsi…laurearsi…nientarsi…può passare il tempo a fare figli…può navigare tutti i mari…volare sulle cime più alte…emigrare…immigrare…remigrare…insomma c’è piena libertà…purchè…non accumuli sostentamento per più di una stagione!

Ecco, questa è la regola fondamentale. Possono pensare a come passare l’inverno…possono riempire le botti per l’estate…ma nessuno, pena l’espulsione dalla città, può guardare più avanti di un anno. E si può uccidere? Si può rubare? Sì…si può fare tutto…ma spesso non serve…e venendo dalle normali città della terra diresti che ad Arutan regnerebbe il caos…e rimarresti stupito da come quella semplice regola possa creare degli equilibri che noi non riusciamo neanche più ad immaginare.

Passeggiando per le sue strade non sarebbe raro trovare mercanti che vendono a prezzo zero…sono quelli che hanno già guadagnato per l’anno intero…e il resto dell’anno lavorano per gli altri! Ti può capitare di andare gratis dallo psicologo!…e se anche tu insisti perché nella tua città ti hanno insegnato che pagare fa parte della terapia…no, niente…li metteresti nei guai! Fanno sorridere anche tutti quei politici che sono costretti nel mezzo dei loro discorsi sulla sacralità della proprietà privata a regalare parti della loro casa…che di condono in condono ha superato la soglia ammessa.

Hanno anche la loro mitologia…tra cui, quella fondante, è quella di questi pantagruelici titani, quando ancora mancava l’unica legge, che accumulando accumulando erano diventati giganti…e prima cominciarono a schiacciare i comuni cittadini di Arutan…poi rimasero solo loro e ne nacque uno scontro ancora descritto dalle stelle della città…e quando, infine, ne rimase solo uno…enorme…gigante…che aveva divorato tutto e tutti…si scoprì solo e nel milione di anni che ci mise a tornare normale rigurgitando tutto quello che aveva inghiottito…stette fermo a meditare…e quando anche l’ultimo uomo uscì dalla sua bocca fece in tempo a riferire il risultato di quella lunga meditazione…l’unica legge che regola Arutan.

Non sono mancati anche guai per i visitatori che vengono da fuori…molti hanno provato immediatamente a prendere tutto quello che c’era in regalo…e appesantiti dal fardello sono scivolati di nuovo nella città d’origine…ma arutan vanta anche numerevoli terrestri che ce l’hanno fatta…e che hanno scoperto una nuova leggerezza. Ultimamente c’è anche uno che strepita tanto e che dice che ad Arutan ormai il mondo è al contrario…e che dovrebbero chiamarla Natura…ma per fortuna sono ancora in pochi a dargli retta!

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Intingoli – Consegna 19 novembre

Che sensazione di inadeguatezza e disagio da panni sporchi mi provocano, in questo periodo, i cavoli cappucci, le verze, le insalate…sfogliare le loro prime giganti foglie e scovare “il paradiso delle lumache” mi mette un brivido che non so spiegare…”marò…cosa penseranno di me”…”avranno schifo di tutta ‘sta robaccia”…”preferiranno morire piuttosto che mangiarla”…

Poi le lavo pazientemente e il sapore mi pacifica l’anima…e mi regala un’illuminazione: la differenza tra sporco ed intriso…o, meglio, il bivio che quotidianamente ci troviamo di fronte…pulire via lo sporco nel disperato tentativo di lavare ogni macchia…di rendere tutto lucido…scintillante…bianco…addirittura sterile! Tutti aggettivi che cozzano con la vita stessa…eppure l’ultimo scoglio prima di buttarsi nell’altra scelta è superare il termine “sporco”…ed “intriso” mi è venuto incontro!

La vita…non è sporca…è intrinsecamente intrisa…la vita è terra…polvere…fango…vermi funghi animali selvatici che mangiano calpestano litigano corrono sudano…è mani che si infilano lasciano semi tagliano raccolgono offrono ringraziano maledicono…è vento pioggia acqua sole ardente orizzonti tramonti albe lune superlune superlampi scosse brividi calpestii rimestii…è emozioni paure coraggi pianti risa sangue amore odio carne odori forti…è Caravaggio e Chagall…sangue violenza carne poesia volare…gli indefiniti confini di Giacometti e Schiele…perché la vita non ha confini…ti pervade…ti destabilizza…ti smembra….puoi provare a ripulire con qualsiasi pezzetta in una lotta senza possibilità di vittoria…o buttarti nel mezzo dello sporco…perché solo intriso di vita ti gusterai tutto.

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Chiudi gli occhi – Consegna 12 novembre

Nella società dell’autoconsumo (spiegazione a piè di pagina) se qualcuno ti chiede di chiudere gli occhi tu lo fai con fastidio sperando che la pantomima della sorpresa che ti sta inscenando chi ti ha parlato finisca il prima possibile…e allora apri subito gli occhi e ”Ah?…che cos’è? Ah…carino”…e via verso altri imperdibili appuntamenti.

Chiudi gli occhi…se hai qualche secondo da buttare…chiudili…se riesci a cambiare stato d’animo…dalla vigile presenza…alla melliflua immaginazione…chiudili…perché te lo devi…immagina che per un colpo di fortuna sei riuscito ad ottenere uno di quei fine settimana rilassanti in un grazioso agriturismo di mezza montagna…c’è solo silenzio…piccole camere di casette a più piani…e il simpatico proprietario ha organizzato tutte attività che ti porteranno mano a mano in un armonico stato d’estasi…

Seguendo gli scalini di pietra sei arrivato in qualche laboratorio perso nel borgo che non sapresti raggiungere da solo…hai fatto un lavoro manuale…hai scoperto non solo di avere ancora le mani…ma che queste possono ancora sentire loro e trasmettere qualcosa a te…ti sei perso ore a fare quel lavoro…era il bello di questa organizzazione…non ci sono limiti di tempo…nessuno ti fermerà quando scadrà la tua ora…no…non scadrà…hai veramente tutto il tempo per immergerti con tutto te stesso…ti accorgerai che sei stato lì le ore solo quando la luce dalla piccola finestra avrà cambiato tono…prima era quella del sole…adesso una qualche lampadina di un vecchio lampione ti dice che per il tatto può bastare…

E un’altra parte del tuo corpo ti avvisa che non solo vorresti mangiare…ma vorresti proprio che l’agriturismo ti offrisse un piatto semplice e gustoso senza tanti fronzoli…e non puoi credere al tuo naso mentre entri in un altro piccolo ambiente al piano terra di un’altra via del borgo…è qualcosa di caldo…si intuisce della cipolla…ma l’odore principale è di legumi…e li riconosci solo nel vederli scuriti che fanno compagnia alla pasta…con un po’ di sughetto dove quasi annegano. Hai già aperto il pezzetto di memoria riservato alle giornate che non si dimenticano…alle giornate che valgono un’illuminazione…le giornate nelle quali vai a dormire diverso…ti addormenti e ti torna in mente quel vecchio sogno che facevi da bambino quando conquistavi qualche tesoro dopo alcune avventure e provavi a metterlo sotto al cuscino per ritrovarlo la mattina dopo…adesso provi a mettere tutte le sensazioni che hai provato…provi ad infilarci il ricordo fisico di cosa ti hanno fatto fare le mani…e la bocca…

Ora apri gli occhi…hai preso i borlotti freschi…li hai sciacquati leggermente sotto un piccolo getto di acqua tiepida…hai organizzato tutto il tavolo per svolgere questa operazione…hai avvisato tutti che hai un pomeriggio tutto per te…inizia l’operazione come se fossi in quel borgo…ritira fuori da sotto il cuscino tutte le sensazioni che puoi vivere quando sei totalemente presente a te stesso…prendi il primo baccello…fai una leggera pressione per aprirlo…lascia scivolare le dita dentro…una volta con i polpastrelli verso i fagioli per gustare la consistenza…un’altra rivolgiti verso l’interno del baccello…anche lui ha da dire qualcosa…e uno dietro l’altro perditi in questa relazione e regalati un brivido diverso.

Ps

Per autoconsumo, in agricoltura, si intende il coltivare per non vendere…per se…per la propria tavola. Ma ho preferito volare alto e non riferirmi al contesto agricolo…e ho voluto, buttando al fuoco la modestia, coniare un nuovo termine sociale…dopo la società dei consumi…la società dello spettacolo…novello godard dichiaro società dell’autoconsumo questa società dove si corre si corre si consuma si consuma…ma l’unica cosa che stai veramente consumando è…

Ps2

Amanti del topinambur…(ma anche amanti e basta)…è il vostro momento! Una volta sfiorito può essere “prelevato”…e mai come quest’anno ho cominciato presto…e mi sono trovato di fronte la sorpresa che iniziando così precocemente lo troverete pallido…bianco…ma è già pronto…con il tempo, poi, prenderà il suo marroncino tipico.

Ps3

Le patate sono rosse a pasta gialla

Ps4

Sei un tipo sensibile e soccombi di fronte ai grandi impatti emotivi e fiorisci nelle sfumature?
Scopri la differenza tra una cipolla e un cipollotto…

Sull’olio – Consegna 5 novembre

Mentre comincia l’invasione degli agrumi, li scoprirete nei piccoli particolari, due parole sull’olio.

Non è per niente una buona annata per l’olio quest’anno. Quali e quante variabili costituiscano il macroinsieme “annata” l’ho già spiegato lo scorso anno…basta cercare i post di questo periodo per trovarlo…ma quest’anno tutte le macrovariabili, per me, sono ininfluenti…non starò a vedere la borsa mondiale del listino olio Evo…non guarderò i dati istat della produzione europea di olio…o italiana…non studierò l’avanzata della xilella in puglia…no…quest’anno mi basta guardare la situazione nel campo e tutte le voci dei campi vicini…dei frantoi…del comune…della provincia…

Quest’anno, da noi, ha spadroneggiato la mosca dell’olivo…un simpatico animaletto che c’è sempre ma che diventa dilagante con la combinazione di alcuni fattori…che quest’anno si sono verificati tutti…un’estate non torrida…e non secca…qui agosto e settembre sono stati abbastanza piovosi e caldi…e, come tanti altri insetti, si è riprodotta a più non posso. Peccato che metta l’uovo nell’oliva…e che la larva cresca nutrendosi della polpa delle olive…rovinandole…e causandone una caduta precoce. Risultato? Il primo…evidente…vedi le olive cadere a terra prima ancora che tu le abbia raccolte…la seconda è nel sapore che ne può risentire.

Fatto sta che centellinando gli alberi con le migliori cultivar, selezionando qua selezionando la, di olio veramente buono da me (e qui in giro) ce n’è veramente poco…e il mercato s’impenna! Sono sempre dispiaciuto quando devo alzare i prezzi ma vi assicuro che se dovessi seguire le leggi del mercato sarebbe ancora più alto. Comunque questo molto buono è poco e finirà presto…darò precedenza a chi l’ha già prenotato (se lo confermerà con il nuovo prezzo) e poi via via fino ad esaurimento.

Potrebbe andare peggio? Mi chiedevo mentre sorseggiavo una tazzulella e cafè messa su all’uopo per calmarmi e riflettere sul da farsi…addirittura con un aggiunta di un pizzico di zucchero, anche se io lo prendo amaro, proprio per addolcire lo spirito…e gira gira…sorseggia sorseggia…mi perdevo in queste riflessioni…non vedo come potrebbe andare peggio…riflettevo sicuro…quando il corpo di una paffuta, flaccida, viscida, resa scura dal bagno bollente lumaca senza guscio affiorava dai fondi del mio caffè rivelandomi un futuro tutt’altro che roseo.

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Sei come cucini – Consegna 29 ottobre

“Sei quello che mangi” si suole dire da parte del mondo salutista…”sei quello che fai” da parte dei più pragmatici…”sei quello che sogni” dagli utopisti…”quello che senti” dai sentimentali…”quello che appari” dai tiktoker…”quello che mediti” dagli yogici. Ma io ho scoperto un metodo infallibile per scoprire esattamente chi sei! Sei come cucini!

Sì…perché mentre si è soliti pensare che si cucina sempre con una haidi dentro…con gli uccellini che fischiettano…saltellando qua e là per la cucina e dicendosi, dentro, con voce infantile…”uh uh…adesso ci aggiungo quefto”…”ah a…come ci starebbe bene quefta spezietta”…tutti contenti e in pace con le padelle, gli ingredienti…e con i commensali pronti a tesserne le lodi…in realtààà…peròòò…può essere tutto ben lungi da tutto ciò. Ognuno cucina a modo suo…esprimendo tutto il proprio essere…e le proprie aspettative verso la vita e gli altri!

Mia nonna, del 1912, era costretta a cucinare dalla cultura del momento…lo odiava…e riversava tutto questo nella preparazione…”tiè…techt a carn’ai ferr…mangiatell e finimm ambress!”…mia madre ci ha messo qualche parola di italiano in più…ma chell è! Io vorrei vivere per strada…in piazza…lavorare nel sociale e prendere qualcosa al volo da tenere in mano o fra le fingers mentre si continua a lavorare…quindi ritrovarmi ai fornelli ha tutto il sapore della sconfitta.

Poi ci sono i novelli master chef…o quelli che si cucinano l’ego…poi ci sta, li invidio, chi riesce a cucinare pensando di portare del buono nel mondo e negli altri…quelli che lo fanno con distacco…chi lo fa con il piacere delle scoperte e delle contaminazioni…chi con l’eterna necessità della tradizione sperando almeno che l’immortalità dei costumi passi a chi ci sta dentro….chi ne fa una questione culturale e si emoziona a scoprire come lo stesso legume possa cambiare d’abito e di sapore se lo imbelletti con spezie sudamericane…o arabe…o indiane…certo, ci sono anche i golosi puri…quelli che un abbinamento di sapori nuovo è considerato come una scoperta letteraria…come un insight psicologico che ti riempie e ti arricchisce…i cultori del “l’apparato digerente è il secondo cervello”…insomma siamo come cuciniamo…ma questa non deve essere una camicia di forza…come per la vita, anche ai fornelli possiamo decidere chi essere…lasciamo per un giorno da parte haidi e facciamo caso a come vogliamo cucinare…prendiamo ‘sta melanzana da una parte…il coltello dall’altra, metti di sottofondo Sweet Dreams cantata da Marylin Manson…e non ripetiamo il gesto in automatico…guardiamola per un momento…diamogli un carattere…un’anima…e ZAC!…decidiamo la sua e la nostra sorte!

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